Alberi e Piante

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Viaggi sotterranei.
view post Posted on 29/12/2007, 19:44P_QUOTE
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Germogli

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 19/8/2009, 00:37


Viaggi sotterranei.

La radice è l'organo destinato a mantener salda la pianta nel terreno e ad assorbire il nutrimento. Questa è la definizione comune. Volendo saperne di più, otterremo dai profani frasi come "le radici bevono", "succhiano i sali disciolti nella terra": risposte sostanzialmente esatte, ma non certo tali da rivelare una sia pur piccola parte dei prodigi di cui è capace la parte inferiore dei vegetali. La radice è già un prodigio di per se stessa, con la durissima "cuffia" che ne ricopre l'estremità, consentendole di penetrare nel suolo come un'autentica trivella, con i suoi peluzzi capaci di sfruttare la minima traccia di umidità. Si pensi che un solo ciuffo d'erba può produrre in una stagione 84.500 ramificazioni di radici, con oltre un milione di peli radicali!
C'è chi vede la radice come un tentacolo affondato nel terreno da una forza ottusa, fidante del puro caso. La realtà è però ben diversa: quell'appendice cerca l'acqua guidata da sensi a noi ignoti, aggira gli ostacoli, scalza i sassi, arriva a dissolverli con i suoi acidi, tende alla meta con una perseveranza, un'abilità e un'"intelligenza" impressionanti.
Sull'Etna le radici giungono all'acqua penetrando attraverso spessi strati di lava, sul Garda e sul Lago di Como piante nate sulla roccia fanno scendere le loro appendici sino al suolo fertile, sfruttando, nel frattempo, le irrisorie risorse offerte da minuscole cavità riempite dalla pioggia, da pizzichi di terriccio imprigionati nelle crepe.
A Kensington, a ovest del lago Superiore (posto fra il Canada e gli Stati Uniti), un giovanissimo Pioppo si trovò alle prese con un arduo problema, da cui sarebbe dipesa la sua sopravvivenza: le tenere radici urtarono una grossa pietra. Cercar di smuoverla o di bucarla era impossibile; non restava che una soluzione: aggirarla. La pianta si mise all'opera con una costanza senza confronti nel regno animale; riuscì nel suo intento, crebbe rigogliosa e visse fino al 1898. Quando, in quell'anno, fu abbattuta e il ceppo fu sdradicato, si rinvenne, in un intrico foltissimo di radici, la pietra che l'albero aveva vinto: si trattava di una lapide incisa da navigatori norvegesi, le cui navi avevano toccato le coste americane. Ancor oggi la si conosce come "lapide di Kensington": essa porta una data ben chiara - 1362 - che rappresenta la testimonianza più probante dei viaggi d'esplorazione dei vichinghi nel nuovo mondo.
Nel monastero tibetano di Ribochi, si conserva una pietra di minor valore storico ma tutt'altro che trascurabile come curiosità scientifica: costretto fra le radici di un Cedro, il masso, originariamente tanto grande da poter venire a stento abbracciato da una persona, fu corroso, appiattito, inciso sino ad assumere la forma di un fiore di loto che sembra essere stato raffigurato da un abilissimo artista su un disco dal diametro di 1 metro circa.
Un altro Cedro, nell'India settentrionale, incontrò, crescendo, un piccolo tesoro sepolto da un contadino o da un bandito. Ebbene, le sue radici respinsero o imprigionarono i monili; ma trovatesi di fronte a un mucchio di monete bucate nel mezzo ed "accortesi" che sbarravano la via a uno strato di terreno particolarmente succulento, si insinuarono fra l'una e l'altra, approfittando addirittura dei fori per raggiungere il banchetto!
Le radici cercano l'acqua dirigendovisi con la perizia di un esperto rabdomante. Nel deserto californiano, ad es., gli abitanti di una sperduta plaga assistettero, sbalorditi, a qualcosa che assomigliava parecchio a un miracolo: una zona apparentemente morta, vasta come la superficie occupata da una grande città, si coprì d'improvviso di vegetazione. E gli specialisti, spiegando il fenomeno, procurarono il rifornimento idrico alla località; essi giunsero a questo seguendo le informazioni... di una pianta, dell'unica vivente in quei paraggi prima del prodigio: si trattava di una cactacea che, affondando le radici per ben 55 metri, in una determinata direzione, aveva raggiunto una vena d'acqua sotterranea, assicurandosi in tal modo la discendenza.
Di solito, comunque, solo il Tamarisco penetra fino a 30 metri circa di profondità: i grandi Cactus non superano, in genere, i 110-120 centimetri; in compenso, le loro radici si estendono orizzontalmente per 20-30 metri. Sono creature molto pazienti le cactacee: si accontentano di poche gocce, e quando non le trovano, aspettano che piova. Aspettano mesi, anni, perché non piove certo spesso nelle latitudini a cui sono stanziate.
Sembrerebbero piante pigre, le cactacee, a giudicare da quella loro eterna attesa; eppure quando la sospirata acqua cade dal cielo, tutto si svolge in un lampo: semi che per 5-7 anni sono rimasti assopiti, e non nati, si svegliano di colpo, mettono radici, si sviluppano, mentre i loro genitori fanno provvista; si consideri che un Cactus messicano immagazzina centinaia di litri di acqua, i quali gli consentono di sopravvivere, poi, per sei anni almeno nel deserto più arido e arroventato.
Ogni pianta, del resto, è un serbatoio vivente: una carota, ad es., è composta d'acqua per il 60% del suo peso, una foglia di lattuga per il 90%. E, mediante la traspirazione, un solo campo di cavoli esteso per 10 mila metri quadrati, dà quotidianamente all'atmosfera ben 40 tonnellate dell'acqua assorbita dal suolo dalle proprie radici!

Da:
Caterina Kolosimo - Il libro delle piante magiche - Ed. Mondadori
 
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